GIORNATA MONDIALE DELL’EDUCAZIONE: perché educare significa creare esperienze, non spiegazioni
Le storie che restano non sono quelle che spiegano cosa è giusto o sbagliato,
ma quelle che ci fanno attraversare le conseguenze delle scelte.
È lì che avviene l’apprendimento.
Pensiamo a Le avventure di Pinocchio.
Non era un manuale educativo.
Eppure ha insegnato a generazioni intere a distinguere tra libertà, responsabilità e conseguenza.
Lo dico a ragion veduta: per oltre dieci anni ho lavorato al fianco della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, contribuendo a progetti che hanno trasformato Pinocchio in un vero ambasciatore di campagne educational e di sensibilizzazione.
Oggi lo chiamiamo edutainment.
Ma il principio è lo stesso da sempre: l’educazione funziona quando diventa esperienza.
Edutainment, però, non significa intrattenere.
Significa assumersi la responsabilità di ciò che si insegna.
Edutainment, storytelling e responsabilità narrativa: quando l’educazione lascia traccia
Nel mio lavoro – tra università, branded content e divulgazione scientifica – ho imparato una cosa semplice ma decisiva: senza educazione non c’è consapevolezza e senza consapevolezza non c’è fiducia
Viviamo immersi nei contenuti.
Ma non tutti i contenuti educano.
Educare, per me, significa:
• rendere la complessità accessibile
• unire rigore scientifico e linguaggio umano
• progettare contenuti che lasciano traccia
Educazione oggi non riguarda solo la scuola. Riguarda la capacità di orientarsi nelle scelte, nelle informazioni, nella complessità del reale.
Non è una questione di format.
È un metodo per rendere l’educazione memorabile e responsabile.
L’educazione non è un formato.
È una responsabilità narrativa.
Per questo da sempre mi impegno nella tutela della qualità dei contenuti nei media, con il gruppo di ricerca universitario internazionale FAMILY AND MEDIA. Il progetto promuove e costruisce iniziative di comunicazione ad alta utilità sociale per contribuire a migliorare la qualità dei contenuti nei media coinvolgendo tutti coloro che li utilizzano o ne fanno parte: brand, agenzie di comunicazione, enti, associazioni e cittadini.










